La calda giornata di sole, il verde intenso del parco di Monza, l’emozione di percorrere gli spazi dell’Autodromo, fanno da incantevole cornice all’ultimo appuntamento del think tank itinerante di ARTIGIANA2010.
“Saggi” riuniti, voci dal Ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione Europea, rappresentanze istituzionali del sistema camerale lombardo, attorno ad un tavolo per chiudere il cerchio sui temi portanti che hanno guidato il progetto e sui quali i singoli imprenditori artigiani hanno riposto le proprie speranze di apprendimento e di chiarimento sugli aspetti oscuri delle dinamiche della crisi globale.
Innovazione nel micro contesto artigiano, necessità di aggregazioni tra micro imprenditori, accesso al credito e perfezionamento del micro-sistema di gestione imprenditoriale, il tutto coinvolgendo il sistema governativo ed europeo che elabora direttive e comunicazioni, tra cui lo SBA, e tende a darvi attuazione concreta: questo è in sintesi il “progetto formativo” di ARTIGIANA.
Lo slogan di ARTIGIANA “La ripresa parte da qui”, riveste in effetti un grande valore di speranza e fiducia.
La scelta dell’Autodromo di Monza, dunque, potrebbe anche non ritenersi casuale in quest’ottica: l’obiettivo è quello che la ripresa, “la partenza”, abbia origine da quest’appuntamento, dalla sintesi delle evidenze che lo contraddistinguono come chiave di lettura del progetto, in un’ottica di invito alla “mobilitazione” artigiana, al recupero di quelle speranze perdute, allo sfruttamento di tutte quelle risorse tangibili e intangibili esistenti allo stato potenziale, ma purtroppo non ancora colte appieno.
Il percorso di sintesi delle evidenze delle tavole rotonde del progetto ARTIGIANA, rispetto alle attuali mosse del nostro governo per l’attuazione di provvedimenti a favore del micro e piccolo sistema imprenditoriale del nostro paese, spetta a Giuseppe Capuano, in rappresentanza del Ministero dello Sviluppo Economico.
Egli interviene menzionando alcuni progetti che rientrano nell’articolato piano d’aiuti destinato alle “piccole imprese che pensano da grandi”. Questi rientrano tra i commi della legge sulle PMI, provvedimento che verrà discusso in sede ministeriale il prossimo lunedì.
La legge sulle PMI, richiama in ogni suo elemento, i contenuti specifici dello SBA, nella misura di:
- accesso al microcredito per le piccole imprese artigiane;
- sostegno alle medie imprese che internazionalizzano;
- definizione di alcuni aspetti formali del contratto di rete, a livello di garanzia di accesso da parte di centri di ricerca, indicazioni per la definizione di un rating per il contratto di rete, agevolazioni fiscali e altri strumenti volti a incentivare le imprese a costruire una “massa critica”.
Rispetto invece agli obiettivi della Commissione Europea, Matteo Fornara sottolinea l’importante contributo rivestito dall’UE rispetto all’emanazione di leggi specifiche garantiscano alle piccole imprese di continuare ad espletare indisturbate il rilevante ruolo e il conseguente contributo che riversano nel sistema economico europeo. Se, come da lui affermato ieri a Lomazzo, l’UE produce il 75% delle norme riservate al settore industriale, proporzionalmente la Commissione Europea continuerà a conferire al sistema imprenditoriale micro e piccolo la rilevanza che merita.
Dal livello legislativo e istituzionale alto, adesso il focus viene spostato alla singola impresa artigiana, riportando i dati di un’indagine che tende ad affermare quale atteggiamento predomina il micro comparto artigiano, di lotta o di sconforto.
L’indagine, che ha coinvolto un campione di 953 imprese ha dato dei risultati positivi e inattesi, a giudicare dalla congiuntura negativa.
La passione per il mestiere vince sulla sfiducia provocata dalla crisi del sistema: “crederci” è per il micro imprenditore la determinante per sopravvivere. Il 77% del campione si ritiene soddisfatto del proprio mestiere di artigiano, ma l’evidenza cardine dell’indagine è nelle tre prioritarie richieste degli artigiani per la propria “ripresa”: maggiori agevolazioni fiscali, semplificazione amministrativa, potenziamento del credito agevolato. Tutte priorità che la Commissione Europea e il nostro governo, attraverso la prossima approvazione di direttive dedicate e di leggi ad hoc, tenta di esaudire.
Ha dunque finalmente inizio la tavola rotonda, guidata dal provocatorio Sebastiano Barisoni, che apre il dibattito con un’affermazione: “si percepisce una crescita diffusa di sensibilità verso le pmi da parte delle istituzioni”. Ma attendere un intervento dai livello alti, seppur esaustivo e risolutorio, attraverso l’emanazione di leggi specifiche che aiutino il settore manifatturiero e la micro-imprenditoria artigiana, che intantom aspetta a braccia conserte, non rappresenta la mossa giusta.
Con questa asserzione introduce l’intervento di Enzo Rullani.
Rullani, alla luce delle riflessioni condotte a Bergamo, Mantova e Lecco, conclude la serie elevando ancora una volta l’artigiano e la sua intelligenza quale elemento a garanzia della sopravvivenza del sistema.
“Si può essere bravi senza bisogno di essere grandi”: la piccola dimensione in questo senso aiuta, a differenza delle grandi strutture che spesso bloccano la propulsione delle intelligenze individuali che ivi operano, anche solo per un fatto strutturale. Ciò non esclude il vantaggio derivante dall’appartenenza ad un grande sistema per il micro imprenditore, seppur sottoforma di RETE D’IMPRESA. Il vantaggio di appartenere ad una rete, nella mente dell’imprenditore, non deve rimandare alla possibilità di ottenere agevolazioni o interventi ad hoc da parte sistema governativo, quanto piuttosto quella di beneficiare del contributo di altre intelligenze per innovarsi e inventare cose nuove.
Dunque il cambiamento del modello di business che spesso si accompagna alla volontà di mettersi in rete è propedeutico alla loro costruzione e funzionamento.
Barisoni dunque introduce un tema scottante, qual’ è quello della concorrenza. Come affrontarla?
Egli invita Rullani a fornire una risposta rispetto alle strategie più semplici e immediate che un singolo artigiano può mettere in campo. Rullani fornisce una risposta che stupisce per la sua concretezza e validità.
L’artigiano, di fronte alla concorrenza di imprese straniere che offrono un prodotto finito a basso costo possono adottare alternativamente due strategie:
- convincersi della consapevolezza che se non innovano il proprio prodotto è inutile continuare a produrlo, finchè esistono le imprese straniere che lo offrono al mercato, identico ma ad un costo più basso;
- interiorizzare la necessità di studiare adeguatamente il mercato, cogliendo le esigenze inespresse e in continua mutazione e facendo tesoro di tali esigenze attraverso la loro conversione in componenti di servizio che arricchiscono di valore il prodotto finito.
Dal tema della rete è immediato il passaggio al tema dell’innovazione.
Barisoni richiama con critica la legge del made in italy, a favore di un settore, quello tessile, che, da un lato patisce la concorrenza straniera, ma che d’altro canto non innova. E’ una legge errata in principio.
A commento di questa affermazione invita Andrea Granelli ad esprimere un suo giudizio.
Granelli punta sull’importanza della ricerca, sulla necessità di stabilire un dialogo aperto tra l’università e le imprese, invitando il governo a individuare dei parametri aggiornati per la misurazione dell’approccio innovativo adottato dalle imprese artigiane, senza ricorrere al conteggio dei brevetti, piuttosto che agli investimenti in ricerca e sviluppo.
Si passa dunque radicalmente al terzo dei temi che ARTIGIANA 2010 ha approfondito: il tema dell’accesso al credito e dell’educazione artigiana per le pmi. Barisoni introduce il dibattito esortando le imprese ad una maggiore trasparenza e le banche ad una necessaria ripatrimonializzazione.
Rispetto al primo suggerimento, invitare le imprese ad una maggiore trasparenza, Mario Comana, l’esperto del tema credito e finanza per ARTIGIANA 2010, conferma la fisiologica ignoranza dei principi di contabilità e finanza detenuta generalmente dall’imprenditore artigiano.
Le imprese artigiane molto piccole, molto diversificate, non hanno competenze e spesso la voglia di dedicare risorse intellettuali alla finanza è nulla. Il coaching è una soluzione: l’ex bancario, esperto di finanza, segue l’impresa, accompagnandola nelle sue valutazioni ed educandola alla sua gestione e al suo potenziale autofinanziamento.
La finanza, difatti, è strumentale all’introduzione di innovazioni, alla costruzione di reti, pertanto, pur essendo di primo acchito un elemento trascurabile dal micro imprenditore, occorre educarlo alla propedeuticità della finanza rispetto alla sua “ripresa”.
A conclusione del percorso itinerante di ARTIGIANA2010, mi preme riconoscere la sua centralità nell’individuare e affrontare i temi che stanno più a cuore a noi piccoli artigiani.
Assistere ai vari incontri mi ha consentito di conferire un’impronta più scientifica al mio mestiere, aldilà del modello tecnico e pratico di approcciarmi ad esso.
Essere riflessivi a volte occorre e non compromette affatto l’improvvisazione del nostro mestiere, anzi la stimola, alimentando la consapevolezza del fatto che esistono vie d’uscita, rendendoci maggiormente fiduciosi e tranquilli nel nostro agire quotidiano.
Pronta a fare un giro in pista con una scintillante BMW, concludo soddisfatta le mie riflessioni almeno per quest’oggi…
Artigiana 2.0
