Eccomi giunta a Lomazzo, nono appuntamento del ciclo di incontri di ARTIGIANA 2010.
Scendo dal treno e raggiungo in breve la location dell’appuntamento, con largo anticipo rispetto all’inizio dell’incontro, curiosa di visitare la nuova struttura di Como Next, inaugurata lo scorso 28 maggio con la funzione di Parco Scientifico e Tecnologico.
Ma non è solo questo che mi ha spinto ad allontanarmi dalla mia città, grigia e afosa già al mattino, piuttosto il fatto che per la prima volta in tavola rotonda non saranno gli imprenditori artigiani a raccontare la loro storia, ma bensì i portavoce dei principali Poli scientifici e tecnologici di eccellenza del nostro paese, invitati per illustrare i servizi offerti alle imprese, che nel lungo termine rappresentano l’ancora di salvezza per noi piccoli imprenditori artigiani.
La location scelta per l’incontro di ARTIGIANA 2010 a Lomazzo è dunque perfettamente concorde ai temi affrontati in tavola rotonda, dal titolo “Innovazione e artigianato: il territorio a supporto dell’innovazione”.
E’ giunto il momento di fare il punto degli incontri dedicati al tema innovazione, e ad aiutarmi è il Dott. Granelli, “saggio” scelto per approfondire e sciogliere l’apparentemente problematico rapporto tra artigianato e innovazione. Egli legandosi ai contenuti dei precedenti appuntamenti sul tema, a Lodi e a Pavia, introduce il dibattito affermando: “l’essere artigiano rappresenta il mestiere contemporaneo”.
L’artigiano difatti è autonomo, conosce il cliente e tende sempre a stabilire uno stretto legame con lui, raramente appartiene ad una struttura complessa pertanto tende al risparmio dei materiali, ha gusto e vuole “far bene” il proprio mestiere: questi valori rappresentano le determinanti per apportare innovazione alla propria impresa individuale.
Non è vero dunque che solo i grandi possono fare innovazione, ma altresì non è vero che l’innovazione è solo un fatto di tecnologica. L’innovazione per l’artigiano è avvicinarsi sempre più al cliente finale, recepire i suoi bisogni e tradurli in un arricchimento del prodotto finito, integrandolo di quei servizi guidati dall’evoluzione delle esigenze del cliente finale.
Il dialogo tra domanda e offerta può essere intermediato da organismi radicati sul territorio, tra cui gli incubatori d’impresa e i poli tecnologici, il cui ruolo è da un lato quello di assorbire conoscenza, dall’altro quello di produrne di nuove ed erogarle alle imprese assistite, sotto forma di trasferimento tecnologico, innovazioni di processo e di prodotto e tutti i servizi ad alto contenuto di conoscenza.
A spiegarci il ruolo di questa figura di accompagnamento è in primo luogo Elisabetta Epifori, direttrice del Polo scientifico e tecnologico di Navacchio.
La figura del polo scientifico e tecnologico non è disciplinata dal sistema legislativo del nostro paese: si è affermata individualmente, quale luogo fisico di aggregazione delle piccole e medie imprese e svolge come funzione operativa quella di garantire il dialogo tra l’impresa che vuole innovarsi e i centri di ricerca, fornendo gli strumenti e le attrezzature tecnologiche e informatiche di cui i singoli artigiani, se non attraverso ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, non fruiscono facilmente.
Christian De Pol, in seconda battuta, direttore de la Fornace dell’Innovazione, definisce il luogo fisico che dirige un “luogo di produzione di saperi”. In una tale ottica gli spazi e i servizi offerti da un incubatore d’impresa rivestono un potenziale rilevante per lo sviluppo delle micro e piccole imprese artigiane in difficoltà, aiutandole nella rilevazione delle esigenza della domanda, nell’individuazione delle chiavi per il loro sviluppo, nella costruzione di un dialogo con gli enti di ricerca ed infine nella fornitura di strumenti per fruire tangibilmente di tale sviluppo. De Pol inoltre elenca i vantaggi per le micro imprese artigiane, seguiti alla loro decisione consapevole di “incubarsi”, tra cui l’acquisto di visibilità e la possibilità di fruire di una sede prestigiosa e di servizi di accompagnamento alla crescita “su misura”.
Senza dubbio per il piccolo artigiano l’acquisizione di consapevolezza e affidabilità rispetto ai servizi e al reale contributo che tali centri mettono a disposizione riveste un carattere di sfida: ancora una volta si mette l’accento sulla convinzione dalla collaborazione tra le imprese e dalla condivisione di know how, anche all’interno di una struttura dedicata, “parte la ripresa”, volendo riprendere il pay off del progetto ARTIGIANA2010.
Il polo scientifico e tecnologico rappresenta dunque il “punto di partenza” per fare nuove cose e questo lo conferma anche Simone Meroni, portavoce di Servitech, che sottolinea lo stretto rapporto, sia a livello geografico, che a livello di condivisione di conoscenze con le Università, nel formulare i migliori servizi da offrire alle micro imprese artigiane assistite.
Ultimo intervento in tavola rotonda, di carattere sociologico è quello di Fulvio Alvisi, che giustifica culturalmente il forte supporto degli incubatori d’impresa alla rinascita del sistema manifatturiero.
Se nei decenni trascorsi, la costruzione di una filiera, come testimoniato dal modello imprenditoriale comasco, rappresentava la strategia di successo del settore, adesso è necessario uscire dai confini nazionali per sopravvivere, globalizzandosi e aggregandosi; per questo spesso è opportuno far ricorso a strutture fisiche, nello specifico i poli tecnologici, per consentire l’aggregazione, mantenendo sempre il “rispetto del lavoro etico per il singolo artigiano.
Dai singoli interventi emerge un’importante teoria: se esiste una chance che l’Italia e il suo sistema imprenditoriale possono giocare, questa risiede nell’investimento in conoscenza, con la quale s’intende tutto quel mondo immateriale che parte dalle relazioni strategiche con il territorio fino ad arrivare all’innovazione organizzativa.
Il ruolo dei poli scientifici e tecnologici in questo contesto è quello di aiutare le piccole imprese a porsi sul mercato in maniera intelligente e innovativa, mettendo di lato “il limite dimensionale”.
Spuntino rapido e corro verso la stazione: domani si concluderà a Monza il mio personale “think tank” itinerante della Lombardia.
Ai “saggi”, riuniti, spetterà l’arduo compito di rimettere in ordine le mie idee sui temi “lavorare in rete”, “credito e finanza” e innovazione.
Artigiana 2.0
